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Argine - La pietra del desiderio


Quando Pictor conobbe il paradiso
chiese all'albero cosa fosse la felicità.
Vago tra il vuoto e Dio sulla linea di confine
che divide da sempre l'assoluto ed il nulla.
In nome di un sogno aspro e disperato,
vittima di un viaggio inutile, irreale,
perso ed annullato nel fuoco celeste,
ricado nel goffo teatro umano.
Putrido giorno molesti la mente,
covo di rumori e di semplici follie.
immagini confuse, perpetue visioni,
materia impazzita in dolce distruzione.
Pietra rossa dell'eterna mutazione, quale mistero celi
quando doni l'amore, la vita, la luce, il buio, la
morte, la spada, il perdono ed il freddo silenzio?
Conflitti individuali, prossimo infelice,
gioioso traguardo, triste paradiso!
Sono di carne e sangue, vivo il canto notturno
e consumo le membra nel diurno sacrificio.


© Argine     |     www.sturmgeweiht.de/texte/?act=text&band=82&titel=4308